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marzo 16th, 2011

Disastro nucleare in Giappone

Postato da admin in Attualità

(AGI) – Tokyo, 16 marzo 2011 – Un’ennesima scossa di assestamento ha investito la prefettura orientale giapponese di Chiba, che si estende a est di Tokyo: lo ha reso noto il Centro di Controllo Sismico degli Stati Uniti, secondo cui il movimento tellurico ha raggiunto un’intensita’ di 6,0 gradi sulla scala aperta Richter, dunque una potenza sufficiente a far tremare e oscillatre i grattacieli nella capitale nipponica. Non si sono comunque registrati feriti ne’ ulteriori danni materiali.
L’epicentro e’ stato localizzato a una profondita’ di 25 chilometri sotto al fondale dell’Oceano Pacifico e 96 chilometri a est di Tokyo. Una precedente scossa, sempre di magnitudo 6,0, aveva investito qualche ora prima il Giappone sud-orientale, con epicentro nella prefettura di Shizuoka: anche in quel caso il fenomeno era stato avvertito nella capitale. Dal terremoto di 9,0 gradi Richter di venerdi’ scorso si sono susseguite centinaia di scosse di assestamento.
Si e’ estinto spontaneamente nel giro di trenta minuti il nuovo incendio che era divampato nel reattore quattro della centrale atomica giapponese di Fukushima 1, ma nel frattempo una colonna di fumo e’ cominciata a fuoriuscire dal reattore tre. Secondo la ‘Tepco’, la compagnia elettrica che gestisce l’impianto, potrebbe trattarsi di vapore, e il capo portavoce del governo giapponese, Yukio Edano, ha affermato che sembra provenire dalla vasca di contenimento del reattore stesso: “Il contenitore ha un ugello di scarico”, ha osservato, “ma, a parte quello, non dovrebbe uscire alcun gas”. Edano ha dunque ipotizzato che la vasca possa aver subito danni. Nel frattempo intorno alla centrale i livelli di radioattivita’ si sono all’improvviso impennati, raggiungendo un picco di 6,4 millisievert, ma una decina di minuti dopo sono calati altrettanto bruscamente, fino a far segnare 2,9 millisievert. In tutto, dal terremoto di magnitudo 9,0 di venerdi’ scorso, l’impianto di Fukushima ha subito finora quattro esplosioni e due incendi.
Le Forze di Auto-Difesa giapponesi, vale a dire le Forze Armate, si preparano a utilizzare gli elicotteri per riversare acqua sul reattore 3 della centrale atomica di Fukushima 1, teatro due giorni fa di un’esplosione e dal quale in giornata e’ fuoriuscita una vasta nube di vapore: tanto da indurre il capo portavoce del governo nipponico, Yukio Edano, ad ammettere che la vasca di contenimento del reattore medesimo potrebbe aver subito danni seri.
Nel frattempo i tecnici della ‘Tepco’, la compagnia elettrica che gestisce l’impianto, hanno programmato di servirsi di un generatore diesel in dotazione al reattore sei per pompare altra acqua nel reattore cinque, al cui interno il livello del liquido di raffreddamento risulta essersi abbassato, sebbene le barre di combustibile nucleare rimangano per il momento coperte a sufficienza.
Entrambi i reattori erano fermi nel momento in cui la centrale e’ stata investita dal terremoto di magnitudo 9,0 di venerdi’ scorso, ma le barre erano comunque al loro posto.
Il portavoce del governo ha dichiarato che i livelli di radioattivita’ intorno alla centrale atomica non sono per il momento tali da costituire un immediato rischio per la salute al di fuori della zona di evacuazione, compresa in un raggio di 20 km dall’impianto.

>> Elenco degli incidenti nucleari nel mondo
>> Classificazione della gravità degli incidenti nucleari

Nucleare no grazie!

febbraio 16th, 2011

No ai sonar militari nei tratti di mare frequentate dai cetacei

Postato da admin in Attualità

14 febbraio, 2011 – Due cetacei, due rari esemplari di zifio, si sono spiaggiati sulle coste vicino Siracusa, mentre era in corso un’esercitazione NATO con uso di apparecchiature sonar.
Fortunatamente i due animali, due zifi di 6 e 8 metri, sono stati recuperati vivi e riportati al largo dalla Guardia Costiera, ma nessuno ha richiesto chiarezza su quanto è successo. L’operazione militare, nota come Proud Manta 11, continuerà fino al 17 febbraio, con l’impiego di sei sommergibili e sofisticate apparecchiature sonar.
I nostri mari sono già in un grave stato di degrado – afferma Giovanni Soldini di Greenpeace – è doveroso prendere ogni misura necessaria per evitare che le minacce aumentino.
I sonar militari possono provocare effetti sui cetacei fino a 100 chilometri di distanza, producendo non solo disorientamento, ma molto spesso danni fisici che possono causarne anche la morte.
La relazione tra lo spiaggiamento dei cetacei e l’uso del sonar è certa, almeno da quando nel 2002 al largo delle Isole Canarie, durante un’esercitazione NATO, ben 27 zifi spiaggiarono e 14 morirono. Dopo il drammatico episodio, il Governo spagnolo decise di interdire la zona a queste pericolose attività. E l’Italia?
Sarebbe dunque lecito chiedere di vietare esercitazioni di questo tipo soprattutto nelle aree in cui gli zifi sono più diffusi: Ionio e l’alto Tirreno e in particolare in tutto il Santuario dei Cetacei che è rimasto un “parco di carta” per troppo tempo.
Proprio in questi giorni si svolgeranno nel bel mezzo del Santuario, di fronte La Spezia delle esercitazioni militari che prevedono l’utilizzo di un sommergibile e il lancio di un siluro. Ci sono tutte le garanzie che tali manovre non siano pericolose per i cetacei dell’area?

febbraio 16th, 2011

Gli ingredienti più tossici contenuti nei cosmetici

Postato da admin in Attualità

di Chiara Fornaro, (Greenme.it) – Ogni giorno utilizziamo sapone e detergenti per lavarci, creme per il viso e per il corpo per rendere la nostra pelle morbida, shampoo e balsamo per avere chiome setose, per non parlare poi dell’innumerevole quantità di prodotti cosmetici che noi donne abbiamo nel nostro beauty-case: rossetti, ombretti, matite per occhi e labbra, kajal, smalti e mascara di ogni colore. Ma vi siete mai chiesti cosa c’è all’interno dei prodotti che usiamo quotidianamente?
Qualche mese fa aveva fatto scalpore una ricerca in cui si affermava che una donna si spalma ogni giorno 515 tipi di addittivi chimici. Nonostante lo studio sia stato prontamente smentito da Unipro, basta soffermarsi almeno una volta a leggere le etichette dei più comuni cosmetici e detergenti, per incontrare termini e sigle talvolta difficili da pronunciare che molto spesso si rivelano dannose per la pelle e causa di fenomeni allergici, di sensibilizzazione o di irritazione.
Abbiamo provato a stilare una breve lista degli ingredienti nocivi più usati nei cosmetici:

I CONSERVANTI ovvero tutte quelle sostanze che devono essere addizionate ai cosmetici contenenti acqua per evitare che si sviluppino muffe o batteri. Tra i più comuni troviamo:

FORMALDEIDE: la troviamo in tantissimi prodotti di uso comune e purtroppo viene largamente usata anche nella conservazione dei cosmetici. Prodotti come fondotinta, shampoo e smalti contengono formaldeide che oltre ad essere una sostanza conservante è un potente battericida. Nonostante sia stata accertata la sua cancerogenicità, la formaldeide continua ad essere contenuta in una vasta gamma di prodotti, anche se a concentrazioni molto basse.

PARABENI: i sei principali parabeni che possiamo trovare nelle formulazioni in commercio sono methylparaben, ethylparaben, propylparaben, isobutylparaben, butylparaben e benzylparaben e vengono usati come conservanti nelle creme idratanti, solari, nei dentifrici, negli shampoo, nei detergenti intimi, nei deodoranti, nei gel da barba, insomma in tantissimi cosmetici di uso quotidiano, persino nei cosiddetti prodotti “naturali” o “organici” . E’ stato ampiamente dimostrato che queste sostanze penetrano attraverso la pelle e restano intatte all’interno del tessuto, accumulandosi. Sebbene siano legalmente autorizzati nell’Unione Europea, anche i parabeni sono seriamente sospettati di essere cancerogeni.

QUATERNIUM 15: fa sempre parte dei conservanti. E’ presente in molti cosmetici per il make-up degli occhi, nei fondotinta, negli shampoo ma anche nelle lozioni idratanti e nelle creme solari. E’ nocivo perché rilascia formaldeide, è tossico e dà luogo a fenomeni di sensibilizzazione.

KATHON CG: è un altro conservante, un antimicrobico ad ampio spettro d’azione, incolore e inodore contenuto nei dermocosmetici, nei prodotti per l’igiene personale e nei prodotti per la casa. Dal punto di vista tossicologico, il Kathon CG, è stato classificato come irritante primario nonostante abbia un grandissimo utilizzo. E’ possibile trovarlo sulle etichette con dei sinonimi come GROTAN, EUXIL o ISOTIAZOLINA.
Altre sostanze impiegate comunemente nei cosmetici che ognuno di noi ha in casa sono:

MEA-DEA-TEA: non sono i nomi di tre simpatiche sorelle ma rispettivamente le sigle di monoethanolamine, diethanolamine, triethanolamine e sono presenti in molti composti cosmetici. Li possiamo trovare quasi sempre nei prodotti che fanno schiuma quindi shampoo, saponi e bagnoschiuma e danno luogo a nitrati e nitrosamine ovvero agenti cancerogeni.

PARAFENILENDIAMINA(PFD): questa sostanza, dal nome difficile da pronunciare, la incontriamo spesso quando andiamo dal parrucchiere, infatti è il colorante più importante usato per le colorazioni permanenti dei capelli. Molto spesso dà luogo a fenomeni di sensibilizzazione tanto che questa sostanza è stata bandita da molti Paesi europei.

FTALATI: una tra le sostanze più incriminate, di cui avevamo già ampiamente parlato, trova ampio utilizzo anche in campo cosmetico. Secondo un rapporto di Greenpeace, un grandissimo numero di profumi per uomo e donna delle migliori marche contiene due sostanze che possono avere effetti indesiderati sulla salute: gli ftalati appunto e i muschi sintetici.

TENSIOATTIVI: sono sostanze dotate di proprietà schiumogene, detergenti e solubilizzanti. Sono ovviamente presenti in tutti i prodotti che detergono corpo e capelli e i più conosciuti sono senza dubbio il sodium laureth sulfate (SLES) e il sodium lauryl sulfate (SLS). Non sono sostanze cancerogene, come si pensava fino a qualche anno fa, ma essendo molto aggressive è meglio preferire prodotti contenenti tensioattivi più delicati e soprattutto limitarne l’uso.

TOLUENE: leggi toluene e pensi subito ai prodotti per le unghie e in effetti il toluene è il solvente che serve a stendere facilmente lo smalto. Purtroppo è stato collegato a disturbi del sistema nervoso e può inoltre causare danni ai reni. Per correre ai ripari alcune case cosmetiche hanno tolto dai componenti dei loro smalti la sostanza incriminata. Forse il nostro smalto si sgretolerà più velocemente, ma avremo la certezza di non avvelenarci.

PROFUMO: tutti i cosmetici in genere hanno un odore gradevole. Siamo portati a pensare che la fragranza all’interno dei prodotti per l’igiene personale sia del tutto innocua, ma non è così. Il 95% delle sostanze chimiche impiegate nei profumi e nelle fragranze dei cosmetici sono composti sintetici derivati dal petrolio e dal momento che i profumi hanno un basso peso molecolare, riescono a penetrare più facilmente nella pelle e possono causare allergie o difficoltà respiratorie.

IDROCHINONE: leggendo le etichette dei prodotti schiarenti per la pelle è facile imbattersi in questo composto, un fenolo che risulta essere nocivo, irritante e pericoloso per l’ambiente. Anche se ne è stato vietato l’uso come schiarente per la pelle, questa sostanza continua ad essere impiegata nelle tinture per capelli, anche se a concentrazioni basse.

COAL TAR: spesso in dermatologia per curare la psoriasi vengono utilizzati i catrami terapeutici. Tra questi, il più efficace è il Coal Tar ovvero il catrame minerale che, per la sua attività riducente e antiseborroica, trova impiego in molte creme antri prurito e nei trattamenti per il cuoio capelluto ma può dar luogo a fenomeni di fotosensibilizzazione.

ALLUMINIUM: lo troviamo all’interno di tantissimi prodotti, alimentari e non, e ovviamente non poteva mancare tra i componenti di molti cosmetici, in particolar modo deodoranti e antitraspiranti, che possono contenere fino al 20% di sali di alluminio sotto forma di cloridrati di alluminio e idrati di zirconio. L’uso prolungato di queste sostanze è collegato al rischio di insorgenza di cancro al seno poiché i sali di alluminio sono in grado di danneggiare in modo significativo il Dna delle cellule, stimolandone la degenerazione in cellule cancerose.
Con questa lista di prodotti nocivi per la salute e l’ambiente, non avevamo intenzione di spaventarvi o convincervi a svuotare il beauty-case! Semplicemente vorremmo cercare di farvi capire quali sono i prodotti più sicuri da usare e spingervi verso un consumo consapevole dei cosmetici, preferendo quelli naturali, biologici, equosolidali e che non siano stati testati su animali. Per rapprofondire rimandiamo alla nostra guida sull’eco-cosmesi.

febbraio 16th, 2011

Dal copyright alla censura web. Tutti contro la delibera Agcom

Postato da admin in Attualità

di Alessandro Longo, (InformazioneLibera) – Sta per arrivare in Italia un sistema automatico e diretto per sequestrare siti esteri, di qualsiasi tipo: da Wikileaks a giornali online stranieri; da blog a video amatoriali. E’ quanto sostiene una campagna che partirà oggi pomeriggio, firmata da numerose associazioni e inviata in forma di lettera aperta indirizzata al Parlamento. Nel mirino c’è una delibera Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) sul diritto d’autore e ora in consultazione pubblica. Prende forma quindi un allarme che già era nell’aria 1: cioè che quella delibera potrebbe trasformarsi in uno strumento di censura di siti stranieri. Ne sono convinti gli aderenti alla campagna, che con iniziative e spot su vari media: Adiconsum, Agorà Digitale di Marco Cappato (Radicali), Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio. Un sito web 2 consentirà chiunque di aderire alla campagna e di seguirne gli sviluppi. La lettera parla di rischio che nasca un “un sistema di controllo e censura pervasivo”. E denuncia come “anticostituzionale” la delibera. Che adesso è in consultazione pubblica e sulla quale in meno di un mese la stessa Agcom – sentiti i pareri – dovrà prendere una decisione.
“Il motivo di questo allarme si scopre tra le righe della delibera Agcom”, spiega Fulvio Sarzana, avvocato esperto di internet e tra i promotori della della campagna “Si legge che Agcom si riserva il diritto di sequestrare (cioè di impedirvi l’accesso agli utenti italiani) siti prevalentemente adibiti alla violazione del copyright o i cui server sono posti all’estero. Come si vede, con quella congiunzione “o” si apre un mondo”. “Qualunque cosa connessa al diritto d’autore e posta all’estero può finire nel mirino dell’Authority, che deciderebbe il sequestro in autonomia, senza passare dall’autorità giudiziaria. E’ una cosa inaudita nei Paesi democratici. Ed è incostituzionale”, aggiunge Sarzana. “Addirittura si legge in delibera che nelle intenzioni dell’Authority questo sistema di sequestro dovrebbe diventare automatico”.
Che cosa potrebbe succedere? “YouTube, che ha server in Irlanda, diventa irraggiungibile dall’Italia per un singolo video pirata”, dice per esempio Sarzana, secondo cui inoltre la tutela del copyright potrebbe essere il pretesto per sequestrare siti o blog con contenuti sgraditi a qualcuno. “Nella trappola potrebbe capitare anche Wikileaks. Basta che qualcuno affermi che uno di quei documenti riservati viola il diritto d’autore e verrebbe sequestrato l’intero sito. Quando il server è all’estero, infatti, non si possono colpire i singoli file o pagine incriminate”. Certo, i membri dell’Authority hanno ribadito che quella delibera serve solo a tutelare il diritto d’autore. “ma non conta quello che dicono a voce, bensì ciò che c’è scritto. E quello che c’è scritto dà gli strumenti per censurare siti e contenuti posti all’estero”, continua Sarzana.
“Per scongiurare che tutto ciò avvenga in modo silenzioso, ci appelliamo all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni affinché effettui una moratoria sulla nuova regolamentazione sul diritto d’autore”, si legge nella lettera. “Temiamo che i compiti che la regolamentazione affiderebbe all’Autorità Garante assumeranno dimensioni difficilmente gestibili dalla stessa Autorità e porteranno presto ad una congestione a cui seguirà probabilmente approssimazione o mera discrezionalità”. I firmatari chiedono infine che sia il Parlamento, e non l’Authority, a partorire una nuova legge sul diritto d’autore.
“In questo modo si otterrà il risultato di ridare al Parlamento il ruolo di interlocutore privilegiato con la società civile, e di rispettare il principio di separazione dei poteri dello Stato”. A chiedere all’Authority l’inedito compito di fare una legge sul diritto d’autore è stato il decreto Romani (di Paolo Romani, attuale ministro dello Sviluppo Economico). Che sia stata una forzatura lo sa bene però anche l’Agcom, che infatti in questo stesso contesto ha chiesto appunto al Parlamento 3 e al Governo di occuparsi di una revisione delle leggi sul diritto d’autore. Come a dire: noi lo facciamo perché ce l’ha imposto un decreto; ma anche noi sappiamo bene che questo dovrebbe essere compito di altre istituzioni.

febbraio 16th, 2011

Detersivi ‘sostenibili’, pulire la casa senza danneggiare l’ambiente

Postato da admin in Attualità

di Elisa Magrì, (Informazionelibera) – Si chiama A.I.S.E. (Association for Soaps, Detergents and Manteinance Products) l’ente ufficiale che rappresenta il settore dei detergenti a livello europeo. Consta di 37 associazioni nazionali di 42 paesi diversi e rappresenta 900 aziende che vanno dalle grandi multinazionali alle piccole e medie imprese.
Scopo dichiarato dell’A.I.S.E. è quello di promuovere una serie di iniziative che rilancino la sicurezza umana e ambientale e “lo sviluppo sostenibile” nel mercato dei saponi e dei prodotti di manutenzione. Per questo motivo, a partire dal 1997, l’A.I.S.E. ha lavorato attivamente per rilanciare, in un contesto europeo, nuove pratiche che abbiano a cuore l’igiene nel rispetto della salute dell’uomo e della natura.
Una delle più recenti iniziative risale al 2006 ed è nota come Laundry Sustainability Projects: in sostanza si tratta di un progetto per la produzione di detergenti liquidi per il bucato più densi e a maggiore concentrazione, così da permettere ai consumatori di usarne meno e diminuire imballaggi e costi di trasporto. Visto il successo riscosso dalla campagna del 2006, l’idea è stata riproposta per tutti i paesi dell’Unione con l’invito ad aderire entro il 30 Giugno 2011.
Naturalmente l’adesione comporta l’impegno a mettere in produzione detersivi più concentrati, grazie ai quali un intero bucato in lavatrice (in condizioni di sporco medio e usando acqua di media durezza) verrebbe realizzato con soli 75 ml di prodotto. Riducendo a tali livelli la quantità di detergente necessaria per un lavaggio, si stima che ogni anno si produrranno 400mila tonnellate di detergenti liquidi in meno e l’imballaggio usato calerà di 16mila tonnellate, mentre 14mila saranno i viaggi di trasporto risparmiati.
L’iniziativa non è da sottovalutare, ma fermiamoci un momento a riflettere sulla nozione di ‘sostenibilità’ tanto auspicata e ormai stranamente in voga. Il sito ufficiale dell’A.I.S.E. offre un’utile guida alla lettura delle etichette dei prodotti, valutando la pericolosità dei reagenti chimici in funzione delle quantità a cui ci si espone. Una casa interattiva inoltre, mostra, per ciascun vano dell’abitazione, quali detergenti usare e in quali quantità, incoraggiando sì usi moderati, ma prospettando, al tempo stesso, una ben nutrita lista di flaconi e pastiglie per usi differenti.
La domanda è: abbiamo davvero bisogno di tutti questi prodotti per garantire alle nostre abitazioni le debite condizioni di igiene e salute? Non potremmo imparare a produrre da noi i detergenti indispensabili in modo sano ed efficace e provare a fare a meno di molti altri?
Questo suggerimento non vi verrà certo dall’A.I.S.E., ma da un’informazione facilmente reperibile in libreria e online, come ben mostra il caso dei Detersivi Bio Allegri, pratica guida alla preparazione dei detersivi tramite ingredienti di scarsissimo impatto ambientale, come oli naturali, bicarbonato, aceto e acqua ossigenata.
Naturalmente bisogna maneggiare ogni elemento con cautela e seguire i consigli indicati con attenzione, ma non sarebbero soltanto imballaggi e trasporti ad essere visibilmente ridotti: potrebbe essere la volta buona per acquisire un po’ più di consapevolezza nei confronti delle ‘cose’ che costantemente usiamo, così da non dipendere solo dal marketing divulgativo.

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